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“Sporty & Healthy” Diary 2019

Anche questo nuovo anno ci vede accanto a Sport Senza Frontiere Onlus, per sostenere la seconda edizione di Sporty & Healthy: il progetto educativo dedicato a ragazze e che, in Lombardia, vivono situazioni di disagio socio-economico ed emarginazione e che mira a favorire inclusione sociale e benessere psicofisico attraverso lo sport. Un’iniziativa che si amplia sempre più, raggiungendo anche la bergamasca.

Nel nostro diario potrai seguire l’evoluzione del progetto e scoprire i protagonisti di questa edizione!

Aggiornamento del 29 aprile 2019

 

Sporty&Healty arriva a Bergamo. Le fasi della nascita di un nuovo progetto

Eccoci arrivati a Bergamo! Il progetto SSF prende il via anche in questa bella città. Qui dieci bambini a rischio emarginazione sociale. Per far partire al meglio il progetto è servita innanzi tutto la collaborazione delle istituzioni locali, in questo caso l’assessore Loredana Poli all’Istruzione e allo Sport. Il passaggio successivo è quello di intercettare una buona rete enti segnalatori, che a loro volta possono segnalare i casi di minori che potrebbero più beneficiare dell’aiuto positivo di SSF. Una volta individuati i ragazzi, è poi stata la volta di trovare una persona giusta che potesse prendersi carico dei ragazzi e di avviarli allo sport. Sergio Bellini, responsabile dell’ASD Rugby Bergamo 1950, spiega: “CI è venuto collaborare con questo bellissimo progetto, già come associazione sportiva partecipavamo ad altre iniziative benefiche”.

Racconta Chiara Bertoli, che si occupa di Servizi Sociali nella città di Bergamo, come sono stati scelti i bambini adatti a partecipare al progetto SSF: “Abbiamo scelto bambini che erano poco integrati nel tessuto sociale del quartiere in cui vivevano, che facevano poche esperienze al di là della scuola, o che stavano molti chiusi in casa”. Bambini le cui famiglie, a loro volta, erano ancora poco integrate nella società urbana. Per questo la partecipazione all’attività sportiva poteva essere. “Tutti i bambini sono stati felicissimi di poter sfruttare questa possibilità, e noi con loro perché il territorio bergamasco ha davvero bisogno di queste iniziative che generano inclusione”.

L’assessore all’Istruzione e allo Sport del Comune di Bergamo, Loredana Poli, ci spiega come è nata l’idea di aderire al progetto SSF. Fondamentale è stato l’incontro con il coach Alessandro Tappa: “E’ un progetto di grande spessore sociale, che coinvolge vari tipi di attori. Finora non era stato mai fatto niente di simile nella nostra città”. Il progetto SSF nel bergamasco ha preso il via quest’anno, e l’assessore spera che sia il primo di tanti altri anni: “Spero che sia l’inizio di una storia lunga tra Sport senza frontiere e la città di Bergamo perché penso che abbiamo tutti i numeri per lavorare bene insieme”.

Racconta il responsabile bergamasco di SSF, Marco Gritti, che ha visto il progetto fin dalla sua nascita: “Ho aderito in maniera entusiasta, perché al centro di tutto c’è il bambino con le sue debolezze e la sua forza. Farlo partecipare a un progetto sportivo significa proiettare la sua vita nel positivo”. Molte le discipline in cui sono stati coinvolti i bambini: “I dieci minori che abbiamo preso in carico si stanno avviando alla pallavolo, al rugby, al calcio, danza moderna, e poi vedremo in futuro. Quando abbiamo presentato il progetto alle associazioni sportive abbiamo trovato un’accoglienza bella e positiva. Ma grazie innanzi tutto alla sensibilità di SOFAR, sennò non potremmo fare quello che stiamo facendo”.

Racconta Sergio Bellini, dirigente ASD RUGBY BERGAMO 1950: “I progetti sociali della Rugby Bergamo sono sempre stati tanti, quindi ci è venuto naturale aderire a questo importante progetto di SSF. Se dovessi riassumere in una parola il progetto SSF, direi “sostegno”. Nella crescita e nella positività di uno sport, ma anche sostegno ai genitori e ai bambini, se dovessero incontrare difficoltà. Speriamo che prosegua con continuità negli anni, con i valori positivi che il rugby può trasmettere”.

Aggiornamento dell’11 marzo 2019

Il potere educativo del nuoto. Il progetto di SSF alla Piscina FIN Samuele di Milano

Roberto Galli, direttore della Piscina FIN Samuele, patrocinata dalla Federazione Italiana Nuoto, ha perfettamente descritto l’intento del progetto Sporty&Healthy: “Sport Senza Frontiere aiuta le famiglie, non solo a livello sportivo, ma a livello proprio sociale”. Alla Piscina FIN Samuele si allenano, tra gli altri, Navindu, Elena ed Eleonora, tre ragazzi innamorati del nuoto e dello stare insieme.

Una delle più entusiaste nuotatrici è Elena. Secondo anno per lei di partecipazione al progetto Sporty&Healthy, ha cominciato a nuotare perché aveva una leggera forma di scoliosi alla schiena. Sapeva che l’attività in acqua avrebbe corretto la postura, ma non immaginava che si sarebbe sentita così bene a nuotare.

Navindu, 11 anni, non è il solo della famiglia a nuotare alla Piscina FIN Samuele, ma anche suo fratello e sua sorella. Sua mamma spiega che da piccola faceva sport e sperava proprio che i suoi figli potessero frequentare una piscina. Ma le difficoltà economiche gliel’avrebbero impedito, se non fosse subentrato l’aiuto di SSF.

Eleonora racconta di un’amicizia nata in vasca, proprio con Elena. Già sapeva nuotare, ma con la frequentazione della Piscina è migliorata a livello sportivo e non solo. “Se nuoto faccio anche meglio i compiti”, racconta la ragazza.

Aggiornamento dell’11 febbraio 2019

Un sogno chiamato “Ginnastica ritmica”. Eccoci all’ACSD Francesco d’Assisi

Il nostro viaggio alla scoperta dei protagonisti di Sporty & Healthy 2 inizia a Milano, all’Associazione culturale e sportiva dilettantistica Francesco d’Assisi. Qui i bambini vivono un’importante occasione di integrazione e socializzazione attraverso lo sport e hanno anche la possibilità di essere sottoposti a visite mediche.

Tra i piccoli che frequentano l’associazione c’è Aya, 9 anni. Grazie a Sporty & Healthy ha potuto realizzare il sogno di imparare la ginnastica ritmica e, praticando questa disciplina, è diventata più obbediente e, al contempo, più sicura di sé.

Come racconta Andrea Piccinini, tutor di Sport Senza Frontiere, inizialmente Aya temeva di sbagliare e non aveva un approccio ottimale con i compagni. Poi, con il passare del tempo, i miglioramenti sono stati notevoli. Vedere il sorriso sul volto di bambini come Aya, mentre praticano l’attività sportiva che hanno scelto, è per Andrea la soddisfazione più grande.

Un altro tutor di SSF, Federico Esposito, descrive Aya come una bambina molto vivace e solare anche se, talvolta, un po’ difficile da gestire. La ginnastica ritmica ha giocato un ruolo importante nel suo percorso di crescita: Aya è diventata molto più matura e autonoma. Del resto lo sport è un ottimo maestro di vita: offre l’opportunità di crearsi una cerchia di amici più ampia, di confrontarsi con adulti diversi da genitori e insegnati di scuola e di sperimentare situazioni nuove.

Lo sport è una palestra importantissima per capire come funziona la vita.

Ne è convinta anche Chiara Panichi, insegnante di ginnastica ritmica, che racconta come inizialmente ci siano state alcune difficoltà nell’approccio con Aya che non ascoltava e non obbediva. Successivamente ha cominciato a inserirsi meglio nel gruppo e, soprattutto, ha imparato a non scoraggiarsi e non mollare.